Il 10 dicembre 1948 veniva approvata la Dichiarazione Universale: oggi sono 70 anni

Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclama la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, composta da un preambolo e da 30 articoli
È un documento sui diritti della persona, un “invito” delle Nazioni Unite agli Stati di impegnarsi politicamente e moralmente al rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.
Settant’anni fa l’originalità della DUDU si fondava proprio sull’aver esteso a ogni persona, dopo le tragedie della Seconda guerra mondiale, la dignità e i diritti che un tempo riguardavano solo alcune categorie di cittadini.
Non vincola giurdicamente gli Stati, ma riveste comunque un grande valore simbolico e morale.
Molte clausole della Dichiarazione, tuttavia, sono diventate col tempo vincolanti trasformandosi in diritto internazionale consuetudinario.

Infatti diversi ordinamenti giuridici prevedono il c.d. “automatismo alle norme internazionali consuetudinarie”, e cioé l’ordinamento internazionale si adatta automaticamente all’ordinamento statate senza bisogno di un atto normativo ad hoc.

In questa immagine, Eleanor Roosevelt, moglie di Franklin Roosevelt, che per tutta la sua vita si è battuta per i diritti civili, delle donne e delle minoranze, presenta la Dichiarazione. Eleanor diventò presidente della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite e contribuì a scrivere la DUDU.
Ne consegue, ad esempio, che in Italia un atto legislativo che risulti incompatibile con una regola di diritto internazionale di natura consuetudinaria, deve essere dichiarato viziato da illegittimità costituzionale per violazione dell’art. 10, comma 1, Cost., secondo cui “l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”.
Inoltre la Dichiarazione è diventata un punto di riferimento per la successiva elaborazione di trattati internazionali in materia di diritti dell’uomo e che costituiscono ancora oggi veri e propri obblighi a carico degli Stati. Come ad esempio il Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici e il Patto sui diritti economici, sociali e culturali (1966), le Convenzioni sul divieto di ogni discriminazione razziale (1965), la Convenzione sul divieto di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (1979) e la Convenzione sui diritti del bambino (1989).
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